The purest trip: Odissea

The purest trip: Odissea

ITA-ENG

« Άνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ

πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν:

πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω,

πολλὰ δ᾽ ὅ γ᾽ ἐν πόντῳ πάθεν ἄλγεα ὃν κατὰ θυμόν,

ἀρνύμενος ἥν τε ψυχὴν καὶ νόστον ἑταίρων.»

«L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo 

errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;

di molti uomini le città vide e conobbe la mente,

molti dolori patí in cuore sul mare,

lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.»

(traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)

<< Tell me, Muse, of that man of many resources, who wandered far and wide,

after sacking the holy citadel of Troy. 

Many the men whose cities he saw, whose ways he learned.

Many the sorrows he suffered at sea,

while trying to bring himself and his friends back alive. >>

(translated by  www.poetryintranslation.com)

1-5 Proemio, Odissea, Omero (Odyssey, Homer)

Non potevo fare a meno di scrivere qualcosa in onore dell’Odissea, il viaggio per antonomasia, che dà il nome al mio blog.

Ulisse è immortale, nonostante abbia rifiutato il dono di Calipso (la ninfa che per tenerlo con sè gli offre la possibilità di non morire), e vive tuttora sulle pagine di vari capolavori della letteratura, oltre ad essere nato da uno di questi: l’Odissea di Omero.

Credo che, come tutte le grandi opere d’arte, l’Odissea abbia moltissime sfaccettature; infatti basta cercare in Internet per rendersi conto di quanti, appassionati o costretti, l’abbiano analizzata ed interpretata in modi diversi.

Per quanto mi riguarda, ormai considero Odissea non solo un libro, ma anzi un modo di vivere: l’uomo alla scoperta dei suoi limiti, delle sue capacità e del mondo che lo circonda. In sintesi, l’uomo alla scoperta di sè stesso. Ritengo che questa sia la vera natura del viaggio e (perchè no?) dell’essere umano.

Si dice spesso che Odisseo sia stato forzato a compiere questo viaggio, come si coglie dal verso 5, in cui si evidenzia la fatica con cui egli cerca di riportare i suoi compagni in patria. Allora i versi 1 e 3, in posizione più rilevnate, ci narrano degli aspetti interessanti del viaggio? Perchè Ulisse dirà a Penelope di dover partire un’altra volta, pur sapendo che “morte dal mare mi verrà”, come predetto dall’indovino Tiresia? Non credo che la giustificazione di questo possa essere semplicemente data dal fatto che la sua partenza sia stata profetizzata. C’è qualcosa di più grande nello sfondo, il desiderio di partire che spinge Odisseo ad abbandonare la famiglia un’altra volta.

Per dirla con parole di Dante: “nè dolcezza di figlio, nè la pietà del vecchio padre, nè ‘l debito amore lo qual dovea Penelope far lieta, vincer poter dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, e delli vizi umani e del valore”.

E’ per questo motivo che invito chiunque ami viaggiare a tuffarsi nella lettura di questo capolavoro, che vi porterà ai confini tra realtà e finzione. In questo libro troverete una magia degna di Harry Potter, un’avventura al pari di Indiana Jones e una poesia al livello di Paolo e Francesca.

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I couldn’t avoid  writing something in honour of Odyssey, the trip par exellence from which my blog took name from.

Ulysses is immortal and, though he refused Calypso’s offer (the nymph would have given him eternal life if he had chosen to stay with her instead of heading back home), he keeps living through the pages of several literature masterpieces: morover, he was born by one of them, the Odyssey by Homer.

I believe Odyssey has plenty of facets, like all great pieces of art; if you just browsed on the Internet you could find loads of people, passionates or not, who have commented it in many different ways.

To me, Odyssey is not just a book, but also a way of life: the human being is learning to know its limits, its skills and the surrounding world. It’s learning to know itself. I believe this is the real trip and (why not?) the real human being.

They always say Ulysses was forced to this trip, like you can take from verse 5, in which there is evidence of his struggle to take his companions back home. But then why verses 1 and 3, in a relevant position, tell us about the beauty of the trip itself? Why Ulysses tells Penelope he needs to take off again, even though he knows “death will come to me far from the sea” because of the seer Tiresias’ prediction? This couldn’t be justified by the fact his departure had been foretold. There is something more on the background: the willingness to go that makes Ulysses leave his family once more.

To say it by using Dante’s words: “not even my fondness for my son, Telemachus, my reverence for my aged father, Laërtes, nor the debt of love that should have made Penelope happy, could restrain in me the desire I had, to gain experience of the world, and of human vice and worth” (translated by http://www.poetryintranslation.com).

This is the reason why I urge whoever loves travelling to dive into this book’s reading, that will take you to the borderline between fiction and non fiction. You’ll find Harry Potter’s magic, Indiana Jones’s adventure and Romeo and Juliet’s poetical love.

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Author: Lux.Plosion

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